Parola a Luca Savaglia, Senior Regional Manager per Cambridge International Education in Italia:
1. Perché Cambridge International Education sta investendo sempre di più nel programma Cambridge Early Years?
Uno dei punti di forza del Cambridge Pathway è sempre stato la possibilità di accompagnare gli studenti lungo un percorso coerente, dai primi anni di scuola fino all’istruzione secondaria superiore. Cambridge Early Years ci permette di iniziare questo percorso ancora prima, dai tre anni, e quindi di offrire alle scuole una maggiore continuità fin dall’inizio.
Ma la ragione principale è naturalmente educativa. I primi anni hanno un peso enorme nello sviluppo del bambino. È in questa fase che si costruiscono non soltanto le prime competenze, ma anche curiosità, autonomia, capacità di relazionarsi con gli altri e atteggiamento verso l’apprendimento.
Cambridge Early Years è stato sviluppato proprio partendo da questa idea. È un vero curriculum per la prima infanzia, pensato per lo sviluppo complessivo del bambino.
2. Quale ruolo riveste l’educazione della prima infanzia nella strategia di crescita di Cambridge International?
Early Years ci permette innanzitutto di lavorare con scuole molto diverse da quelle che tradizionalmente si associano a Cambridge International.
Quando si pensa a Cambridge International, spesso si pensa subito agli IGCSE o agli A Level e quindi agli esami. Ma una scuola dell’infanzia ha esigenze completamente diverse. Con Cambridge Early Years non ci sono esami né tutta la struttura amministrativa che normalmente li accompagna. Questo rende il programma accessibile anche a scuole dell’infanzia autonome, realtà bilingui o istituti più piccoli che vogliono sviluppare un progetto educativo internazionale di qualità.
C’è poi un altro elemento che considero molto importante. Se una scuola inizia a lavorare con Cambridge dai tre anni, può costruire con maggiore naturalezza una continuità educativa negli anni successivi. Non significa necessariamente che ogni scuola debba poi adottare tutto il Cambridge Pathway, ma significa avere fin dall’inizio un linguaggio pedagogico e alcuni principi comuni.
In questo senso anche la formazione degli insegnanti ha un ruolo centrale. Lavorare bene nella fascia tre-sei anni richiede competenze molto specifiche: osservare i bambini, documentarne i progressi, organizzare attività che lascino spazio alla scoperta e utilizzare il gioco in maniera intenzionale. Sono approcci che spesso hanno un impatto positivo anche sul resto della scuola.Per questo, in Italia, lo sviluppo di Cambridge Early Years per noi va di pari passo con l’investimento nella formazione degli insegnanti.
3. Quale impatto può avere il programma nel contesto italiano e quali sono le principali opportunità di sviluppo?
Credo che in Italia ci siano condizioni molto interessanti, anche perché negli ultimi anni è cresciuta molto l’attenzione verso la continuità educativa tra scuola dell’infanzia, primaria e livelli successivi.
Cambridge Early Years può inserirsi bene in questo contesto perché non nasce come un modello da sovrapporre al sistema italiano. Ci sono molti punti di contatto con il nostro modo di intendere la scuola dell’infanzia e con i campi di esperienza previsti dalle Indicazioni nazionali. Una scuola può quindi integrare il programma all’interno del proprio progetto educativo mantenendo la propria identità e il proprio contesto.
Naturalmente bisogna distinguere tra le diverse tipologie di scuola. Nelle scuole bilingui e paritarie l’adozione può essere relativamente immediata, soprattutto quando esiste già una forte presenza dell’inglese e un progetto internazionale. Lo stesso vale per le scuole Cambridge che oggi iniziano il percorso dalla primaria e che possono vedere nell’Early Years un’estensione naturale verso il basso.
Nel settore pubblico il percorso è inevitabilmente diverso. Cambridge Early Years è pensato per essere utilizzato in inglese e quindi la formazione degli insegnanti diventa fondamentale. Non avrebbe senso proporre semplicemente un curriculum e aspettarsi che venga adottato. Bisogna prima creare le condizioni perché possa funzionare realmente.
Per questo penso che, soprattutto nel pubblico, le opportunità più interessanti possano nascere attraverso collaborazioni con reti di scuole, enti territoriali o amministrazioni che permettano di sviluppare progetti di formazione e sperimentazione in maniera strutturata.
L’obiettivo, in ogni caso, non è semplicemente aumentare il numero di Cambridge Early Years Centres. È fare in modo che il programma venga utilizzato dove può realmente portare valore ai bambini, agli insegnanti e alla scuola nel suo complesso.